

COSMETICHE DI CONFINE GERARDO PULIDO - SEBASTIAN ZARHI
ORO Project
Sebastián e Gerardo si rincorrono nei tre metri quadrati di ORO Project, si inseguono raccordandosi negli angoli, nelle fessure dello spazio, per poi separarsi di nuovo e ricongiungersi poco oltre. Gerardo aderisce allo spazio perimetrale con operazioni pittoriche di sfondamento, aperture illusorie che guardano al di là; al contrario, Sebastián si mantiene entro il limite delle pareti, nell’esercizio ossessivo e minuzioso di rivestire interamente strutture ora rigide, ora molli, che spariscono dietro la trama di un tessuto policromo. In entrambi i casi è in atto una cosmesi, un tentativo di ingannare la realtà fisica dello spazio lavorando sulla superficie delle cose, evitando di modificarne la struttura interna. Una cosmesi di confine - o di promiscuità come si è detto durante l’allestimento - perché è in questa prossimità che gli artisti trasformano il gesto individuale nel tentativo di rispondere organicamente alla sollecitazione dell’altro. Il confine è dunque quello intimo dello spazio architettonico, negato dagli interventi che ne trascendono il perimetro per manifestarsi all’esterno, ma è anche quello poroso che limita il segno dell’uno e dell’altro, in un giocoso alternarsi delle gerarchie. Se da un lato Gerardo predispone la base d’appoggio che accoglie uno dei totem di Sebastián, incorniciandone la volumetria, dall’altro è Sebastián a doversi chinare ai margini della geometria illusoria di Gerardo per trascinarne le linee conclusive nella realtà dello spazio tridimensionale. Nella costante tensione fra astrazione e figurazione emergono latenti allusioni al comune universo di riferimento, quello del paesaggio cileno e del patrimonio precolombiano, che si manifesta di volta in volta negli accostamenti cromatici di Sebastián o nei paradossali scorci di Gerardo su geografie andine. È insistendo sullo strato epidermico dello spazio e dei supporti che gli artisti ne esplorano la consistenza materica, rivelandone indirettamente le qualità formali in uno stravagante passo a due.
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(ESP) Sebastián y Gerardo coquetean en los tres metros cuadrados de ORO Project, se buscan coincidiendo en los ángulos, en las hendiduras del espacio, para luego separarse de nuevo y reencontrarse un poco más allá. Gerardo se adhiere al espacio perimetral con operaciones pictóricas de derrumbe, aperturas ilusorias que miran más allá; por su parte, Sebastián se mantiene de este lado de las paredes, en el ejercicio obsesivo y minucioso de revestir estructuras por momentos rígidas, por momentos blandas, que desaparecen tras la trama de un tejido policromo. En ambos casos se activa una cosmética, un intento de engañar la realidad física del espacio trabajando sobre la superficie de las cosas, evitando modificar su estructura interna. Una cosmética del límite - o de la promiscuidad, como se dijo durante el montaje - ya que en esta proximidad los artistas transforman el gesto individual en el intento de responder orgánicamente a la solicitación del otro. El límite es entonces la intimidad del espacio arquitectónico, negada por las intervenciones que trascienden su perímetro para manifestarse hacia el exterior, pero también es la porosidad entre el signo de uno y de otro, en una traviesa alternancia de las jerarquías. Si por un lado Gerardo predispone la base de apoyo que acoge uno de los tótems de Sebastián, enmarcando su volumetría, por otro es Sebastián quien debe agacharse en los márgenes de la geometría ilusoria de Gerardo para arrastrar sus líneas conclusivas hacia la realidad del espacio tridimensional. En la constante tensión entre abstracción y figuración emergen alusiones latentes a un universo de referencia común, el del paisaje chileno y el patrimonio precolombino, que se manifiesta en las combinaciones cromáticas de Sebastián así como en las paradójicas perspectivas de Gerardo sobre geografías andinas. Es insistiendo sobre la capa epidérmica del espacio y de los soportes que los artistas exploran su consistencia matérica, revelando indirectamente sus cualidades formales en un extravagante paso doble.
Benedetta Casini